Puglia Sounds Record

Carillon d'amour › Trio d'eau

PUGLIA SOUNDS
Data uscita21 gennaio 2015
Genere Acustico
Etichetta Trio d'eau
Distribuzione Trio d'eau
Musicisti Valentina Negro (voce) Salvatore D'alba (pianoforte, hammond, synth, Orla, toy piano, fisarmonica) Giuseppe Spedicato (basso acustico, tuba) Ovidio Venturoso (cajon, drumset, glockenspiel, macchina da scrivere aksak)
Valentina Negro (voce)

Salvatore D'alba (pianoforte, hammond, synth, Orla, toy piano, fisarmonica)

Giuseppe Spedicato (basso acustico, tuba)

Ovidio Venturoso (cajon, drumset, glockenspiel, macchina da scrivere aksak)

 

Storia del Trio d'eau

(di Viviana Bello)

Ci sono incontri tra PERSONE che diventano musica. Storie personali prima che diventano storia di un gruppo poi. Ed è diventata musica la storia del Trio d'eau, un quartetto che è innanzitutto la storia di un amore viscerale per la musica, trait-d'union tra i QUATTRO elementi. Di un tastierista eclettico,  Salvatore D’Alba, al pianoforte e al synth ma anche autore, compositore e arrangiatore. Di un bassista affermato, qual è Giuseppe Spedicato, che conta diverse collaborazioni ALLE spalle. Di uno stimato percussionista e batterista, Ovidio Venturoso, che cadenza il ritmo a suon di cajon. E infine di una cantautrice nonché compositrice, arrangiatrice e produttrice del disco, Valentina Negro, che non manca di stupire per la sua umiltà e la sua eleganza.

 

Si veste di abiti nuovi il Trio d'eau che a giorni lancerà il secondo ALBUM. Un album che è un viaggio. Un viaggio autarchico e senza confini. Un viaggio che è il lavoro collettivo e quasi orchestrale dei quattro, in cui segni distintivi sono la contaminazione e la sperimentazione. Si chiama Carillon d’amour. Immaginatelo come uno scrigno che, aprendosi, diffonde dieci tracce che sono come musica danzante che non conosce tempo. Già perché, in un misto di passione, illusioni e desiderio, l'album scrive con NOTE eleganti e una musica matura dolci melodie facendo danzare personaggi quasi fiabeschi al ritmo di strumenti che non si riescono a tacere. Ed è come vederli correre a ritmi che si fanno incalzanti verso giostre romantiche.

 

Voce graffiante, pianoforte, fisarmonica, basso, drumset e poi sperimentazioni a suon di sintetizzatori, cajon, glockenspiel, jam block e macchina da scrivere aksak per suonare un mondo difficile e tormentato che il quartetto, con questo lavoro fatto unicamente di inediti, PROVA a ingentilire e a raccontare con atmosfere da favola parigina, vecchi teatri, giostrine e un pubblico sempre presente. Il risultato è un disco dal forte impatto emotivo che attraversa e si lascia attraversare da temi quali l’amore e il tempo.

 

I brani d’apertura, Tirare a sorte e Funambolo marchiano il disco. Difficilmente classificabili in un GENERE specifico, ondeggiano tra una sorta di moderno walzer, musica classica e jazz, folk e musica balcanica. La ricarica di un vecchio carillon fa strada a Carillon d’amour, singolo d'esordio dell'album che finisce poi col dare il titolo al disco. Semplicemente incanto messo in musica

 

E ascoltandola, SUBITO, la traccia diventa colonna sonora di visioni oniriche che hanno un certo che di fiabesco. Ed è come se le note scritte sullo spartito diventassero visibilmente leggere sino a staccarsi dal foglio. E dolcemente iniziare a girare e a suonare così ritmi romantici e dolci, ma anche nostalgici e fatti di un'amara malinconica, quella tipica di un tempo che è passato. Un tempo che diventa ricordo e da cui ne può nascere solo l'attesa illusoria del ritorno-risveglio e la convinzione che nulla potrà mai essere come prima. Seguono poi brani come N’è valtza la pena e Anima in volo, straordinariamente belli ed esaltazione pura DELLA voce solista di Valentina Negro. In chiusura Il GIORNO del mio funerale, una deliziosa marcia funebre che improvvisamente si trasforma in una sorta di FESTA balcanica. Il sipario viene chiuso da Le grand numerò, ma mentre la musica scorre la fantasia pure CONTINUA a immaginarsi personaggi in azioni al riparo sotto tende circensi.

 

Certo è che il Trio d’eau con questo disco, frutto di un percorso lungo un anno e mezzo, fa un salto nella musica italiana del passato prendendone in PRESTITO spunti sognanti per rilanciarli poi in un’epoca in cui l’elettronica la fa da padrona. Si avvicina a generi come il jazz e lo swing e al tempo stesso se ne allontana, proponendo un genere assolutamente difficile da classificare. Il risultato sembra una ballata corale straordinariamente eclettica legata al passato, ma proiettata verso il futuro. Un crescendo che è un viaggio interiore verso quell'essere bambini di cui sembra quasi non conserviamo ricordo. Un crescendo che è emotivo, oltre che musicale, e che si nutre di suoni romantici e di parole incastrate in versi che pure funzionano, al punto da poter essere quasi recitati, come fossero una preghiera.

 

Sarà che ANCHE se il disco suona anche gli ultimi minuti, risulta difficile da dimenticare la poesia di questa musica che regala immagini altrettanto poetiche persino in un piovoso pomeriggio di febbraio. 

Articolo inserito daGiuseppe Spedicato
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